Sbrisolona

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Nell’ultimo decennio è diventata il dolce di bandiera, senz’altro il più esportato fuori dai confini provinciali. In casa è agevolmente riproducibile secondo una ricetta-base che potrebbe essere anche questa. Si parte dalla farina gialla, di grana sottilissima, “corretta” però con farina bianca da dolci. Sulle dosi i pareri variano: diciamo tre etti di gialla e un etto di bianca. Occorrono ancora due etti di mandorle e un etto di strutto, senza scioglierlo. Se non avete lo strutto, provate col burro, un tantino intenerito. Mescolate tutto assieme, ma senza amalgamare troppo: l’impasto si deve raggrumare e basta. Versate nella tortiera, precedentemente imburrata, mettendo a forno caldo.
Lo spessore dell’impasto dovrà essere di un paio di centimetri circa. Tempo di cottura: un’ora e mezzo, ma dipende dal forno, quindi sorvegliate. La sbrisolona è riuscita se si sbrìsola e non è un gioco di parole: dev’essere morbida e friabile, tanto che non si taglia col coltello, ma si spezza.
Qualcuno preferisce lasciare le mandorle intere e corregge con un po’ d’anice forte. E’ noto l’episodio, realmente accaduto di quel poveraccio costretto, per la prima volta, ad usare forchetta e coltello per sbucciare una mela, naturalmente in un ristorante di prim’ordine.
Il risultato fu catastrofico perché non solo la mela volò sotto altri tavoli, ma il protagonista si mise a rincorrerla. Per evitare scherzi analoghi, la sbrisolona va mangiata adoperando, a mò di posateria, le sole mani, come con il grana. Le posate si adoperano quando, per voler essere più pretenziosi, si inumidisce la sbrisolona con mezzo bicchiere di Porto. Ma in questo caso usciamo dal seminato, la sbrisolona tutt’al più può sposarsi con un po’ di sugolo.

 

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